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Sul cane corso si è scritto molto nell'ultimo ventennio e la bibliografia non manca di certo.

A titolo personale posso dire che l'odierno cane corso, il cane corso così com'è giunto ai nostri giorni, attraverso selezioni più o meno consapevoli e quindi sicuramente molto diverso dalle sue origini, è comunque capace di suscitare in chi lo apprezza, un tale vortice di sensazioni che inevitabilmente modificano il nostro modo di vivere; parlo di una passione tale, di una coesione con il cane corso talmente tenace da non lasciare spazio per altri interessi. Tutti, ma proprio tutti: cinofili, etologi, appassionati, tutti quelli che hanno avuto modo di conoscere questa razza ne sono rimasti ammaliati, affascinati, sedotti.

Cosa c'è quindi in questa antica razza di molossoidi giunta in tempi recenti quasi all'estinzione di tanto particolare da meritare un meticoloso studio e recupero?

Indubbiamente uno dei fattori determinanti è la matrice di origine, pensiamo ad esempio alle grandiose realizzazioni dei romani, cosa rimane ancora in piedi nel secondo millennio, rappresentativo di una civiltà forte e potente se non opere monumentali, maestose, costruite con una tecnica solida e solenne, materiali duri e resistenti come la pietra, in grado di celebrare i fasti e le gesta di un popolo indomito? I nomi di queste opere monumentali sono scolpite nella storia e sicuramente ne siamo fieri. Così come il nome e la storia del cane corso, le cui antiche origini lo collocano proprio nella nostra penisola. Le peculiarità descritte nei documenti rinvenuti, riguardano un molossoide di taglia medio-grande, parente dei molossoidi europei ma più leggero ed agile, dotato di robustezza, da cui deriva il nome, potenza, intraprendenza, dinamicità e capacità di adattamento funzionale.

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Chi è in grado di non ammirare un tale esempio di compendio tra doti fisiche e caratteriali?
L'area in cui sono stati rintracciati i soggetti capostipiti del processo di selezione e recupero della razza è indubbiamente l'Italia meridionale. Questi cani dovevano rispondere a pochi ma validi requisiti: robustezza, resistenza fisica e temerarietà. Cibo scarso, vita all'aperto, sorveglianza del bestiame, guardia alle masserie, battute di caccia, questi i compiti prevalenti cui erano destinati. Dubito sinceramente che chi li allevasse si preoccupasse tanto dell'aspetto morfologico: cranio, chiusura, appiombi quanto un più consono: idoneo o meno al lavoro designato.

 

Oggi il recupero del cane corso ci ha restituito una razza italiana, ha portato alla costituzione della S.A.C.C., alla stesura dello standard di razza, al riconoscimento E.N.C.I. come XIV razza italiana, al riconoscimento della F.C.I. della razza cane corso. Questa è la storia che abbiamo, questo è il nostro riferimento.
 
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